La recensione della Surly Ogre + Rohloff Speedhub 500/14, una bicicletta che ti consente di viaggiare senza limiti.

Testo e foto di Fabrizio Lavuri

La bicicletta non è un oggetto, è passione, sogno, voglia di evasione. L’idea per questo montaggio personalizzato mi è venuta l’estate scorsa, in viaggio nell’Ovest Americano, quando nelle vicinanze di Grants, sulla mitica Route 66, mi sono imbattuto sulla Great Divide Mountain Bike Route (GDMBR). Alla ricerca di posto per fermarmi a pranzo, ho intravisto fuori da una vecchia stazione di servizio 3 mountain bikes con borse da bikepacking, sacco a pelo, tenda e tutta una sinfonia di accessori che mi hanno fatto immediatamente pensare a un’avventura di lungo termine in autosufficienza. Due Surly, una Ogre con trasmissione Rohloff e una Karate Monkey, e una rara Jones Plus, con una patina di polvere così spessa che a fatica si poteva indovinarne il colore. È stato amore a prima vista per l’Ogre, un vero colpo di fulmine. Un’ora e due Frappuccino più tardi, discutendo con i tre riders, ho scoperto che erano vicini alla meta, Antelope Wells, nel Nuovo Messico. Avevano già percorso 2400 miglia dal punto di partenza nell’Alberta canadese a Banff. Un giorno, mi sono promesso su due piedi, anch’io sarò in sella sui sentieri selvaggi della GDMBR.

Telaio, trasmissione, dinamo

Di ritorno a casa, e dopo essermi iscritto su un colpo di follia alla French Divide, ho iniziato a buttar giù la lista dei desideri per la nuova bici. Il punto di partenza è stata la trasmissione: il Rohloff Speedhub 500/14. Con un cambio d’olio ogni 5000 km, e un costo di percorrenza limitato al pignone singolo posteriore e la catena mi sembrava la scelta ideale per poter partire ovunque. La seconda tappa è stata la scelta del telaio. Ho optato per la Surly Ogre (taglia L), in un bellissimo nero lucido che Surly chiama, a ragione, “Blacktacular”. Si tratta di un telaio in acciaio 4130 CroMoly prodotto a Taiwan. Un peso non indifferente, ma certamente una robustezza degna di un carro armato e una quantità di attacchi per ogni tipo di accessori da far girare la testa. E cosa di dire dell’enorme spazio all’interno del triangolo per ospitare una borsa da telaio da oltre 9L? Infine, uno dei pochi telai progettati di serie per ospitare la trasmissione Rohloff. Altro punto fondamentale del montaggio, la dinamo nel mozzo anteriore per ricaricare le batterie e alimentare i fari, con un PD-8 ShutterPrecision, marca Taiwanese con una reputazione da non invidiare a Son. Non presente sulle foto, la dinamo è collegata di solito ad un faro anteriore B + M Lumotec IQ2 Luxos U con uscita USB integrata.

Gli altri componenti

La maggior parte dei componenti della trasmissione, cosi come i freni a disco idraulici, sono di provenienza Shimano (Deore XT e SLX). Il manubrio è un Jones H-Bar, versione in alluminio di 77cm di larghezza, e la sella è una Brooks C17 Cambium carved. Le ruote, montate artigianalmente su cerchi Halo Vapour 29” (21mm, 32 raggi) con pneumatici Continental RaceKing Protection 29×2,2, sono piuttosto tradizionaliste per un telaio che può accettare, ufficialmente, dei 27,5×3 o 29×2,5 [Sulle foto, nel setup invernale, Maxxis Aggressor al posteriore e un cerchio Hope Enduro montato su Maxxis Minion DHF davanti]. In questo caso, la scelta è stata dettata dalla necessità di utilizzare la bici principalmente su asfalto durante la settimana per andare in ufficio. Oltre al fatto che il percorso della French Divide, storicamente, sia piuttosto adatto a un setup relativamente veloce. Se avessi potuto fare altrimenti, dei cerchi da 35mm e un bel paio di gomme 29×2,6 come i nuovi Nobby Nic sarebbero stati l’ideale per attraversare qualsiasi ostacolo (ebbene si, in molti sono riusciti a montare delle 29×3,0!).

Le borse

La borsa da telaio è la Mountain Frame Bag, di marca Surly ma prodotta da Revelate Designs. Si tratta di una via di mezzo tra una borsa standard e una su misura: esistono infatti 10 taglie differenti tra cui scegliere per ottimizzare al meglio lo spazio disponibile. La borsa sotto sella è la mitica Revelate Terrapin, perfettamente impermeabile e immensa con i sui 14L disponibili. Montati sulla forcella ci sono due Salsa Anything Cages HD alle quali ho abbinato due borse impermeabili Alpkit Airlok Xtra 5L. Infine, due accessori MissGrape, la Node sul tubo orizzontale e la borsa Bud sul manubrio per un accesso facile alle barrette e i gel. Una capacita di carico totale di quasi 35L, che potrebbe facilmente aumentare fino a 50L con l’aggiunta di un Revelate Sweetroll, al quale sto sinceramente pensando da un po’ di tempo. Un setup degno di un giro intorno al mondo, che sicuramente verrà rivisto al ribasso per affrontare il Tuscany Trail e la French Divide. Portarsi dietro l’essenziale, niente di più, niente di meno, è un’arte che può fare tutta la differenza per un viaggio ben riuscito.

Alla guida

La trasmissione Rohloff è un piacere da utilizzare, con uno sviluppo progressivo e lineare e la possibilità di cambiare marcia all’arresto, un enorme vantaggio quando ci si trova a ripartire a pieno carico in salita. I compromessi sono nel capitolo peso e nel cambio di rapporto, in cui è necessario abituarsi per interrompere la pedalata per rilasciare la tensione sulla catena. E mi raccomando non dimenticatevi che Rohloff sconsiglia (pena la decadenza della garanzia) di immergere il mozzo sott’acqua: uomo avvisato… La bici nel suo insieme si comporta perfettamente sia su strada che su sterrato, il telaio rigido combinato alle grandi ruote producono un mix di stabilita e precisione inaspettato. E dove la bicicletta brilla è a pieno carico: un vero treno su rotaie, con l’anteriore che da fiducia in ogni situazione, anche sullo sterrato più tecnico. Il manubrio Jones largo aiuta non poco a correggere le derapate e i multipli punti di appoggio rendono di fatto inutile il montaggio di prolunghe. I freni con dischi da 160mm sono più che sufficienti per fermare il trattore, e non ho ancora sentito il bisogno di provare un 180mm all’anteriore.

Conclusioni

Fino ad oggi, i test più lunghi sono stati di 250 Km e 13 ore su asfalto, e 100 Km e 10 ore in fuoristrada tecnico. Entrambi positivi. E la conferma delle sensazioni positive viene per me ulteriormente dagli ultimi due mesi d’utilizzazione quotidiana per percorrere i 22 km che mi separano dall’ufficio. 45 km giornalieri, senza mai sentire la mancanza o avere la voglia di riprendere la bici da strada. Certo non una bici per tutti i gusti, ma se fossi costretto a sceglierne una sola da portare con me su un’isola deserta, non avrei dubbi: è la mia Ogre.

Cercheremo di aggiornare questa recensione e magari scrivere un nuovo articolo per raccontarvi nei dettagli come la Surly Ogre si comporterà sulle strade del Tuscany Trail e della French Divide.

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