Lieven Loots, rientrato dalla Sicilia, ci racconta come fare del buon “Credit Card Bikepacking”

Reduce dalla sua scampagnata in Sicilia, Lieven Loots ci racconta di come viaggiando leggeri e appoggiandosi a strutture esterne (in questo caso senza nemmeno averlo programmato) ci sia si un po’ meno avventura, ma di certo non una minor dose di divertimento e fatica. Non siamo tutti bikepacker nudi e crudi!

FOTO E TESTO DI LIEVEN LOOTS

La mia prima esperienza in modalità bikepacking, ben prima che la parola stessa esistesse, è stata su una Mongoose Switchback blu rigida con ruote da 26″. Ora che ho chiuso il cerchio, con una Salsa El Mariachi sempre blu e rigida, ma con ruote da 29″, posso passare a passatempi più consoni alla mia età e ceto sociale: bocce, freccette e il cantiere in fondo alla strada. O forse anche no.

Comunque, per dare conforto alle mie vecchie ossa, durante il mio ultimo giro in Sicilia, lo scorso Aprile, ho praticato quello che mi piace definire Credit Card Bikepacking, anche se con una tenda appresso.

Nel Credit Card Bikepacking, il viaggiatore ha con se soldi, un equipaggiamento minimo di base e nessun tipo di attrezzatura per dormire o mangiare in autonomia. L’appoggio alle strutture esterne è quindi d’obbligo…

Pensando al mio itinerario in Bikepacking in Sicilia ho scelto subito di percorrere gran parte del Trinacria Bike Trail, ormai ben assodato nel panorama dei trail italiani. Visto che il Trinacria fa un loop sui pendii dell’Etna dal lato di Bronte e Linguaglossa, per poi salire sulla Dorsale dei Nebrodi tra Floresta e Mistretta e considerato che che il mio traghetto dalla Sardegna arrivava a Palermo, per concludere il loop mi è bastato collegare le due località.

Dopo alcune ore al pc, smanettando fra Google Earth e Garmin Basecamp ecco che avevo sfornato un itinerario ad anello, perfetto sulla carta, del Nord Sicilia. 800km da completare in 8 giorni, anche con la bici con borse, non sembravano un problema!

LE ASPETTATIVE 

Tutti ogni tanto ci immaginiamo di essere come Jay Petervary o Lael Wilcox – o un loro equivalente italiano Omar Di Felice – e di pedalare un milione di km al giorno in luoghi montagnosi ed inospitali, assaliti da tempeste di vento, pioggia e neve. Nutrirsi di cacche di capra, bevendo latte munto con le proprie mani per poi emergere vittoriosi da un’altra ardua impresa sembra un gioco da ragazzi. Spesso poi si finisce anche per fare tutto troppo in fretta e dimenticarsi quindi delle bellezze che si incontrano nel percorso, e non parlo solo di luoghi ma anche di persone e di esperienze che andando troppo veloci non si riescono a cogliere.

Tornando alla realtà dei fatti, i nomi qui sopra citati sono atleti professionali – anche se di un terzo tipo – mentre io sono un padre di famiglia con due figli, un lavoro e 3 gatti da accudire, e sicuramente non sono da l’unico in questa posizione. È per queste persone, come me miseramente fallite nel tentativo di diventare dei bikepacker duri e puri, che scrivo questo articolo e cerco spesso di raccontare i miei giri in bici.

Tornando alla Sicilia, non è che la traccia non fosse stata studiata con cura….purtroppo però le tante ore spese al pc cercando mille e più sentieri hanno portato al rivelarli tutti (o quasi) come troppo pendenti, troppo rocciosi o semplicemente impossibili da percorrere in bici grazie anche alla situazione meteo.

Dettagliate ricerche comparative su grafiche mensili di temperature e precipitazioni mi hanno portato alla poco saggia e forse non ponderata decisione di portare con me solamente un sacco a pelo estivo e rimediare invece dei piani di riserva.

  • Il Piano A era ovviamente completare il giro…
  • Piano B, prendere il treno da Palermo tagliando 90 km del percorso all’inizio, o prenderne un altro alla fine, per tagliare gli ultimi 80 km. Pensandoci bene però, chi vuole viaggiare in treno all’inizio di un avventura? Perciò decisi che in caso di piano B avrei sicuramente preso il treno per tagliare il tratto finale – se ce ne fosse stato bisogno.
  • Essendo una persona cauta, avevo addirittura pensato ad un Piano C. Nel caso mi fosse stato impossibile finire il giro in 8 giorni, avrei potuto scendere dalla Dorsale dei Nebrodi sulla costa di Cefalù e prendere un treno, da lì, per Palermo. 
  • Piano D, soluzione estrema, chiamare la mamma e chiederle di venire a prendermi…

LA REALTÀ

Alla fine, ecco com’è andata: 3 giorni di pioggia continua prima del mio arrivo in Sicilia avevano trasformato le sterrate della provincia di Palermo in un unico strato di fango argilloso e colloso che impediva alle ruote della bici di girare, non lasciandomi altra scelta se non quella di iniziare il mio viaggio pedalando su strade secondarie asfaltate invece che sulle sterrate che mi ero selezionate con tanta cura.

Durante i primi due giorni non trovavo nessun posto per mettere la tenda di sera e ho pernottato in 2 B&B. Con il fango che si stava asciugando, la sera del terzo giorno ho malauguratamente deciso di montare la tenda in una fredda e umida valle vicino ad un fiume, mentre la notte successiva ho dormito in un rifugio sull’Etna, a 1600 m di quota. Bello ed avventuroso di sicuro, ma non ho mai avuto tanto freddo in vita mia. Ero anche riuscito ad accendere il fuoco, trasformandomi in un bikepacker affumicato, ma pur sempre molto congelato, purtroppo.

Consapevole di dover continuare a pedalare fra i 1200 e i 1600 m di quota per il resto del viaggio, e vedendomi poi costretto a spingere la bici per km e km nella neve o nel fango – perché ovviamente un altro po’ di pioggia non poteva mancare – il mio istinto di sopravvivenza ha deciso di prendere il controllo.

Dichiaro quindi fedeltà ai principi dettati dalla selezione naturale, ovvero o ti adatti, o muori. Posso testimoniare che è decisamente molto facile adattarsi quando questo significa entrare in un B&B caldo ed accogliente, o addirittura un relais hotel.

Questo giro forse non mi ha portato tutta l’avventura che mi aspettavo, ma non posso certo dire che non mi sono divertito! L’avventura c’era, camminando per ore nella neve e nel fango. E il divertimento pure, camminando per ore nella neve e nel fango. Con una carta di credito poi, uno si può anche godere un po’ di meritato riposo, al caldo, in un bel letto. Ogni tanto ci vuole anche quello!

FOTO E TESTO DI LIEVEN LOOTS