Appena conclusa la quinta edizione del Tuscany Trail, forse la più adatta alle biciclette gravel. Il racconto di Fabio Barboni che ha completato il percorso in sella alla sua Sequoia.

Testo e foto di Fabio Barboni. Video di Andrea Tiburzi

“Il profumo della primavera avanzata nell’aria, lo scricchiolio della ghiaia sotto le ruote, la polvere delle strade bianche sollevata dopo ogni frenata, un panino mangiato al volo chissà dove accompagnato dall’acqua fresca di una fontana li in mezzo al nulla…poi quella sosta li lungo il percorso perché quando scappa scappa!! E vai avanti per una vallata immensa e un paese arroccato sulla roccia che ci arrivi in picchiata…quella facciata della chiesa che si staglia verso il cielo…Bed&breakfast in un oliveto… i compagni di viaggio che incontri qua e la che seguono la stessa traccia come la linea del tram: qualcuno sale a bordo lo guardi e passi, con qualcuno ci parli e ci fai un tratto insieme….una piazza attraversata all’alba, un occhio al garmin che ti dice spingi sei quasi a quaranta e un cappellino che ti porti dietro per ricordarti che è importante andare lontano non veloce…il compagno quello più giovane che ti spinge ad arrivare a notte fonda fino al traguardo…passando per il tramonto più bello sull’argentario…#tuscanytrail 2018”

Dopo varie esperienze di bikepacking in weekend lunghi e il viaggio lungo la via di Santiago del 2018, incalzato da due cari amici meno esperti ma vogliosi di mettersi alla prova li convinco a provare l’esperienza su lunga percorrenza con il collaudato Tuscany Trail: ero certo che avrebbe, come è stato, garantito la giusta dose di fatica, impegno, divertimento eliminando almeno per la prima volta la difficoltà psicologica di trovarsi a pedalare in terra straniera con tutte le problematiche relative.

La scelta delle bici, dato il percorso che sulla carta appare scorrevole, ricade su delle Gravel, io mi affido alla mia fidata e collaudata Sequoia, Andrea alla sua ben più performante Diverge Carbon opportunamente equipaggiata di ruote da 27.5 by Hunt bikes, mentre Alessadro preferisce la sua Cinelli Bootleg Geo anch’essa equipaggiata con ruote 27,5 e modificata con manubrio stradale; Borse Specialized Burra Burra per me ed Andrea, Miss Grape per Alessandro.

Dopo varie esperienze di bikepacking in weekend lunghi e il viaggio lungo la via di Santiago del 2018, incalzato da due cari amici meno esperti ma vogliosi di mettersi alla prova li convinco a provare l’esperienza su lunga percorrenza con il collaudato Tuscany Trail: ero certo che avrebbe, come è stato, garantito la giusta dose di fatica, impegno, divertimento eliminando almeno per la prima volta la difficoltà psicologica di trovarsi a pedalare in terra straniera con tutte le problematiche relative.

La scelta delle bici, dato il percorso che sulla carta appare scorrevole, ricade su delle Gravel, io mi affido alla mia fidata e collaudata Sequoia, Andrea alla sua ben più performante Diverge Carbon opportunamente equipaggiata di ruote da 27.5 by Hunt bikes, mentre Alessadro preferisce la sua Cinelli Bootleg Geo anch’essa equipaggiata con ruote 27,5 e modificata con manubrio stradale; Borse Specialized Burra Burra per me ed Andrea, Miss Grape per Alessandro.

1- Giugno Briefing

Arriviamo a Massa nel pomeriggio del primo giugno, dopo nove estenuanti ore di treno che ci hanno dato l’opportunità di conoscere il simpatico Fabio di Firenze, cicloturista alla prima esperienza trail.

Al punto di ritrovo l clima è festoso, ciclisti da ogni dove e bici di ogni tipo, marca e modello ovunque, sin da subito si capisce che ognuno interpreta questi trail come crede: chi è in sella alla più ordinaria front, chi opta per bici gravel con ruote da 700, 27,5 fino alle 29 plus, non mancano poi persone con bici ciclocross e single speed, qualche temerario è anche in Fat Bike, fantastici i tandem: uno non passa inosservato per la presenza di una ciclista con velo da sposa, parlandoci scopro che sono una coppia che festeggia il loro anniversario di matrimonio.

Il centro sportivo di Massa ci accoglie in modo spartano, docce e bagni da stadio, un bel campo da gioco per piazzare le tende, tartan, scalinate o spogliatoi per chi ama un più frugale pernotto in bivybag, poi ci sono gli sponsor: Miss Grape, Bombtrak, Bikeinside con i loro stand e ovviamente il caro Andrea Borchi che fa il doveroso Briefing.

Dopo una bella pizza in compagnia dei mie compagni, del simpatico Rocco Filodoro e dello spumeggiante patron di Miss Grape Michele Boschetti, tornato alla base, mi addormento nel mio sacco a pelo cercando di riposarmi più possibile per quella che so non sarà una passeggiata di salute.

2 Giugno – La partenza

Sveglia con la prima Gag del giorno: il nostro amico Alessandro detto il dandy è l’utimo ad alzarsi, quando ormai tutto lo stadio è vuoto, rimane solo la sua tenda al centro del campo tanto che un paio di ciclisti stranieri iniziano a scuoterla pensando che si fosse sentito male, lo vedo uscire frastornato e incuriosito dalla presenza di questi sconosciuti che gli chiedono in un inglese non madrelingua se stia bene.

Caricati i nostri bagagli, ci dirigiamo in Piazza per la partenza e come qualche altro centinaio di persone sbagliamo sito, arriva poco dopo Andrea munito di megafono a darci le giuste indicazioni.

Sono le otto, conto alla rovescia e via si parte, la carovana multicolore del Tuscany si snoda per le vie di Massa come un lungo serpente che si trascina lento lungo la traccia.

Il ritmo del mio gruppetto non è velocissimo ma guadagniamo posizioni, partendo dalla coda ho modo di ammirare meglio la moltitudine di partecipanti, veramente c’è di tutto: la coppia di fidanzati, il gruppo di amici della domenica, famiglie, incontro anche persone conosciute al BAM e ad altri eventi.

Il primo tratto di strada corre veloce su asfalto, una bella salita ci porta in quota e ammiriamo dall’alto il litorale toscano sino alla Liguria che è li al confine, la presenza di asfalto e sentieri scorrevoli mi conforta sulla scelta della bici, tengo il ritmo dei compagni e arriviamo per l’ora di pranzo a Lucca, pranzo al volo ma non per tutti, il dandy è il dandy e deve mettere i piedi sotto al tavolo.

Ripartiamo verso Firenze, fino a Vinci le cose sono abbastanza semplici e prevedibili, occorre fare i conti con il caldo veramente intenso, ma non è un problema, una bella doccia al volo sfruttando il tubo di un simpatico contadino che stava pulendo le botti ci rimette in sesto.

Vinci, Vinci ….la salita verso la prima tappa mette a dura prova le nostre gravel, è molto ripida e tecnica, arrivo con difficoltà in cima, perdiamo qui Fabio, per lui la giornata finisce li, noi invece continuiamo fino a Firenze, se la salita è stata problematica, non da meno lo sarà la discesa, non proprio a portata di Gravel.

Con un pò di difficolta arriviamo nel capoluogo fiorentino con le ultime luci del giorno, le nostre ombre lunghe ci precedono sino all’arrivo sotto il Campanile di Giotto, foto di rito, cena la volo assecondando il Dandy in piazza della Signoria e poi via alla ricerca di un posto dove passare la notte: sarà un uliveto in un luogo non meglio precisato a Bagno Ripoli.

Giorno 2 – L’inferno e il Paradiso del Gravel

La sveglia è alle 5, pane e marmellata e via si parte per uno dei tratti più ostici per le nostre bici: Bagno Ripoli – Siena, salite ripidissime discese tecniche e sconnesse, tutto migliora in prossimità di Monteriggioni dove arriviamo nel pomeriggio avendo lasciato indietro Alessandro che preferirà dare un ritmo più lento al giro.

Il piccolo borgo è in festa, è pieno di bambini e famiglie, animatori mascherati a tema della fiaba Alice nel paese delle meraviglia, ci fermiamo per un gelato e due foto e ripartiamo per Siena; anche li foto in Piazza del Campo, provviste e via verso la Val D’Orcia, le gambe vanno più di quanto credevo, anche Andrea tiene il ritmo, fa molto caldo approfittiamo del leggero tratto in discesa dopo Siena per scorrere lenti e arieggiarci sotto la calura del primo pomeriggio.

Se il mattino è stato un inferno il pomeriggio come in un ottovolante dantesco diventa un paradiso, imboccate le famose strade bianche senesi viaggiamo veloci tra le dolci colline dell’Eroica e della via Franchigena che comunque riservano quei brevi strappi taglia gambe che dopo ore in sella ci fanno soffrire non poco, ma sono un niente rispetto alle salite del mattino da fare a spinta.

Tenendo un ritmo più veloce ci aggreghiamo ad un gruppo di ragazzi emiliani che ci tirano per un bel pezzo sino a San Quirico D’Orcia, li lasciamo poco prima, alla fine noi eravamo venuti per fare il giro in quattro, cinque giorni e fare un pò di foto e video qui si stava andato forte.

Il tramonto nella Val D’Orcia e la scritta sul Capellino “Go Far not Fast” mi riportano in una dimensione più “easy”, arriviamo a Pienza con calma in tarda serata, riesco a prenotare al volo un B&B: dopo due giorni abbiamo bisogno di una doccia e di ricaricare tutta l’attrezzatura audio video di Andrea.

Pienza è stupenda, ma il mio ricordo più bello va alla Pizzeria Napoletana all’ingresso del borgo, sarà che la fame è il miglio companatico diceva mio nonno, non lo so…. ma fatto sta che era stratosferica! Di li a poco si uniscono due ragazzi al nostro tavolo, poi altri due ragazzi, poi altrui due in poco tempo riempiamo i tavoli, passiamo una bella serata in compagnia di sconosciuti e ce ne andiamo a dormire in un letto dopo due giorni di sacco a pelo 30 ore sui pedali.

Giorno 3 – Val D’Orcia, Maremma e arrivo in notturna non preventivato

Un suono sinistro mi sveglia, sento piovere fuori dalla finestra, già immagino la giornata campale: fango e salita a Radicofani, tuttavia il buon Dio ci risparmia e smette subito di piovere, così verso le 7 dopo aver atteso invano che la proprietaria del B&b ci preparasse l’agognata colazione, optiamo per un cappuccino al Bar con altri ciclisti e via a sfrecciare per le strade bianche della val D’Orcia.

Il tratto Pienza Radicofani è scorrevole fatto salvo un tratto lungo fiume con guadi, lo percorriamo insieme a Cesare e Steff due passisti maledetti da 190 centimetri, che passo più volte in salita, a ma cui però devo medie fuori dal comune in pianura anche su sterrato; arriviamo ai piedi della Rocca di Radicofani dopo una durissima salita su ciottolato verso le dieci del mattino, scendiamo veloci verso la tappa successiva: Sorano nella strade delle Cave, siamo ormai in Maremma, non ho parole per descrivere l’arrivo in picchiata alle pendici di questa città arroccata sulla roccia, ci fermiamo per un gelato e ripartiamo per la vicina e stupenda Pitigliano dove arriviamo per pranzo e ci gustiamo l’unico piatto di pasta di tutto il Trai, poco prima salutiamo Steff e Cesare che incontreremo all’arrivo.

Qui una idea malsana inizia a prendere corpo, finire il Tuscany in serata, le gambe incredibilmente girano alla grande, viaggiamo veloci verso l’Argenatario la planimetria è dalla nostra sembra tutto semplice una bella pianura sino a Porto S.Stefano, in realtà la pianura è un lungo fiume infinito prima sterrato poi in mezzo ad una steppa vergine che ci mette a dura prova, il mare lo vediamo con un’ora di ritardo rispetto a quanto previsto: siamo a porto S.Stefano solo alle 19 di sera.

Qui il dilemma, Andrea vuole continuare per perdere il treno delle 7 del mattino dopo, io sono titubante, tutti descrivevano l’Argentario, per me terra sconosciuta, come terreno difficile, cerco di contenere l’entusiasmo del mio giovane Padawan anche in virtù del fatto che siamo con delle bici poco più che stradali, ma so che è inutile, quando si mette in testa una cosa non cambia idea manco sotto minaccia armata…

Così con un grande azzardo, con le ultime luci del giorno ci inoltriamo su per i tecnici sentieri del Monte Argentario: il panorama che possiamo ammirare al tramonto è indescrivibile, l’isola del Giglio è li difronte a noi, effettivamente solo l’audacia ci ha permesso questa vista privilegiata, ma non possiamo fermarci, dobbiamo approfittare della luce il più possibile, andiamo velocemente, la strada è meglio di come ce l’aspettassimo, scoscesa, brulla ma non strettissima, riusciamo a pedalare sia in salita che in discesa il 90 % del percorso che posso definire senza ombra di smentita da enduro, per un attimo mi fermo cerco di lasciare da parte la tensione, sarà che sono il più anziano, mi son messo in una situazione un pò a rischio e sento la responsabilità di Andrea sulle spalle. Ormai siamo in gioco, soli in mezzo al nulla sotto un celo stellato, inizia a fare freddo, cerco di pensare positivo: alla fine pur non potendo godere del panorama, possiamo quanto meno non soffrire il caldo sicuramente africano delle ore pomeridiane, le luci fanno il loro dovere e ciclisticamente sto vivendo un’esperienza stupenda.

Dopo circa tre ore dalla partenza siamo a Porto D’Ercole, sotto gli sguardi curiosi dei turisti che ci vedono scendere dal monte, al buio preceduti dai coni di luce delle nostre lampade led, con le nostre bici cariche di borse alle undici di sera, inizio ad essere stanco e affamato, sono circa 16 ore che siamo in sella, non so perché siamo convinti di essere un chilometro dall’arrivo, ci prendiamo un gelato e ripartiamo, in realtà ci separano dall’arrivo ancora oltre quindici chilometri tra pieneta e area naturale, di cui ovviamente non ricordo nulla; il Garmin acceso dalle 7 del mattino fa le bizze, o forse anche le nostre attività neurali non sono al massimo, finiamo a vagare mezz’ora in un quartiere convinti che fossimo nei pressi dell’arrivo.

Riusciamo a ritrovare la traccia passata la mezzanotte e arriviamo al traguardo alle 24.30 dopo quasi 18 ore sui pedali, ci prendiamo gli applausi dei pochi ancora svegli tra cui Steff e Cesare arrivati poco prima di mezzanotte, capisco il livello di stanchezza quando provo a parlare con un belga in inglese: non riesco a mettere insieme due parole , farfuglio cose incomprensibili nell’ilarità generale tanto che taccio e chiedo scusa, il Tuscany Trail mi ha lasciato senza parole….

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