Il vero spirito d’avventura in Bikepacking, raccontato da immagini e video mozzafiato.

Montanus nasce in Abruzzo. Montanus è passione per la montagna e l’outdoor che si fonde con la necessità di esplorazione e soprattutto con quella bici, vista come mezzo per tornare alla natura per vivere ciò che è oltre il sentiero.
Tutto questo grazie a 2 ragazzi: Francesco D’Alessio e Giorgio Frattale, che riescono a dare la parola alle immagini che raccolgono durante le loro avventure in BP.

CHI SONO FRANCESCO E GIORGIO

Due amici abruzzesi, amici di vecchia data, entrambi graphic designer (non l’esperto di caffè e il panettiere per i quali si spacciano sul loro sito), si conoscono grazie al Writing (ovvero i graffiti) e scoprono presto di avere molte passioni in comune. Iniziano con la bici in sella ad una BMX per poi passare alla MTB, che li porterà, nel 2005, alla realizzazione di Clorophilla, un video di MTB freeride prodotto con altri 4 amici.
Ben presto l’amore per la montagna e l’outdoor li porta verso un nuovo modo di intendere la MTB, più votata alla ricerca di luoghi remoti e all’avventura.

IL SITO MONTANUS – THE WILD SIDE

Inizia tutto sui social, scegliendo la fotografia e i video per comunicare, per poi dar vita al sito Montanus – the wild side.
Protagoniste del sito sono appunto le immagini e i video, che riescono a raccontare, in maniera accattivante, l’avventura nella sua quotidianità. Dai piccoli gesti, come montare una tenda, scaldare il cibo o pedalare lungo i sentieri.
Ad anticipare ogni FOTO-STORIA sono i disegni o icone che gli stessi Francesco e Giorgio realizzano.
Ogni disegno raccoglie le particolarità del luogo dove hanno affrontato il viaggio.
Semplicemente fantastici.
Cliccando su un disegno dalla sezione Adventures, arriviamo alle immagini.
Ogni immagine è un’emozione diversa.
Ogni immagine arriva diretta e semplice.
Ogni immagine riesce a raccontare quel preciso istante, anche lasciando spazio all’immaginazione di chi la osserva.
Tutto ruota intorno a tre elementi: l’uomo, la natura e la bicicletta.
L’uomo vive il viaggio in sella alla bicicletta che diventa, per loro stessa definizione, una “macchina del tempo”, capace di favorire il ritorno alla natura e ad una vita semplice, senza la velocità e la frenesia del vivere del nostro tempo.

PERCHE’ il BIKEPACKING?

L’utilizzo del Bikepacking è necessità.
Francesco e Giorgio, provenendo dalle montagne dell’Abruzzo, preferiscono pedalare su percorsi fuoristrada, dove a volte si è costretti a spingere o addirittura a sollevare la bici per superare tratti particolarmente ostici.
Prima che in bici, hanno vissuto la montagna zaino in spalla e a piedi.
Il passaggio al bikepacking è stato una semplice conseguenza.
Francesco e Giorgio preferiscono l’assetto bikepacking, agile e minimal, rispetto alle ingombranti borse da cicloturismo che sarebbero di intralcio nella maggior parte delle loro avventure.
Come dice Francesco: “il bikepacking ci dà la possibilità di avere bici agili e che ci permettono di superare passaggi ostici, sentieri esposti e divincolarci più facilmente tra rovi e pietre. Non solo, nel bikepacking si è “costretti”, a causa del ridotta capacità di carico, a portasi dietro solo quello che è veramente indispensabile, riducendo sensibilmente peso e volume, cosa che invece con borse e portapacchi sarebbe più difficile”.
Questo riassume bene il concetto di bikepacking ovvero il “minimalismo”.
Giorgio aggiunge: “ogni oggetto che porti dietro può avere una duplice funzione. Il piumino comprimibile, ad esempio, assume la funzione di cuscino durante la notte o anche le Crocs, che indossiamo dopo aver montato la tenda e aver passato una giornata a pedalare, risultano utili per il guado di un fiume mantenendo scarpe e calzini all’asciutto. La parola d’ordine è ottimizzare. Bisogna avere la capacità di sopperire a quello che non si ha con altro”.
Da questo è facile capire come un viaggio in bikepcking passa obbligatoriamente da una programmazione ancora più serrata e dalla ricerca di materiali ancora più specifici.
Girogio e Francesco hanno sempre viaggiato in assetto bikepacking, la maggior parte delle volte utilizzando MTB con gomme plus, ma anche Fatbike e Gravel a seconda dei casi.

LA SCELTA DELLE AVVENTURE

La scelta delle mete dei loro viaggi nasce dalla loro immensa curiosità.
“Curiosità che può scaturire da una vecchia lettura, da una fotografia vista in un istante, da un documentario o dal nome particolare di una località”. Francesco e Giorgio usano esattamente queste parole per far capire come nasce l’idea del viaggio che verrà.
Innanzitutto, prediligono luoghi poco vissuti e poco “antropizzati”. E’ questo il termine che usa Giorgio per rendere bene l’idea di quello che ricercano nei loro viaggio. Zone magari inesplorate o per l’appunto selvagge, come riporta la didascalia del loro sito THE WILD SIDE, il lato selvaggio.
Anche nel loro ultimo viaggio in Patagonia sono andati alla ricerca del lato selvaggio di questa regione. Francesco ci spiega come per trovare il “wild side” in Patagonia, possa essere semplice ma allo stesso tempo difficile: “Trovare un luogo selvaggio in Patagonia è abbastanza semplice, poiché è una regione vastissima e scarsamente popolata, ma allo stesso tempo richiede una certa accuratezza per quel che riguarda la logistica e il fattore sicurezza. Sono luoghi in cui i sentieri spesso non esistono sulle mappe e a volte neanche sul territorio. Inoltre, le estreme e mutevoli condizioni climatiche, i venti fortissimi, la distanza dai centri abitati e la difficoltà nel richiedere soccorso in caso di infortunio, rendono il tutto molto più difficile.
Durante questo viaggio i due ragazzi di Montanus hanno scoperto un altro aspetto molto affascinante: la trasformazione di laghi e fiumi, non più ostacoli da aggirare, ma “sentieri liquidi” da percorrere. Tutto questo grazie all’utilizzo dei Packraft, canotti compatti e ultraleggeri, che hanno portato sulle loro bici. Là dove finisce lo sterrato inizia una nuova strada da seguire.
Nonostante siano appena tornati dall’esperienza in Patagonia, Giorgio e Francesco hanno già in cantiere il prossimo viaggio.
Sono rimasti sul vago per quanto riguarda la meta esatta: “Al momento opportuno lo saprete, così com’è stato con il viaggio in Patagonia! 😉 “

LA LORO FILOSOFIA DI VIAGGIO

Be wild, be free.
Considerano la bicicletta come “un paio di scarponi”, non oggetto da venerare. Certamente è lo strumento di viaggio più importante, quello intorno al quale gravita il progetto Montanus, ma per Francesco e Giorgio la bicicletta rimane sempre il mezzo e non il fine, seguendo il concetto di “non collezionare oggetti ma momenti”.
I ragazzi di Montanus sperano che la bicicletta possa diventare il mezzo di trasporto attraverso il quale ci si possa avvicinare alla natura in maniera più consapevole e acquisire una nuova sensibilità.
Il loro mondo è quello dell’outdoor, un mondo che Giorgio e Francesco immaginano sempre più votato al multisport, dove alcune discipline possono fondersi per vivere il grande outdoor in maniera più completa. Basti pensare all’utilizzo di bici e packraft, come nella loro recente avventura in Patagonia, o di bici e splitboard (come nel loro video “The Cold Vein”) e così via.
In Italia questa cultura dell’outdoor è ancora agli esordi, mentre in altri paesi è molto presente, a causa di quello che Francesco chiama “Imprinting Race”. Siamo un popolo votato all’agonismo e alla contrapposizione. La bicicletta può essere anche mezzo per godere la vita e vivere appieno la natura.
Ma qualcosa sta cambiando.

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