Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Montanus riguardo la loro ultima avventura in Islanda.

L’Iceland Divide è l’ultimo magnifico itinerario percorso da Francesco e Giorgio di Montanus. Una traversata Nord-Sud da 554km attraverso tutta l’Islanda seguendo la dorsale medio atlantica. Da Akureyri a Vík í Mýrdal pedalando in fat bike fra campi di lava, ghiacciai, vulcani e aree remote fuori dalle comuni rotte turistiche.

Guardatevi il loro bellissimo video e leggete l’intervista:

Perchè le Fat Bike?

L’Islanda è una delle mete più ambite dai cicloturisti di tutto il mondo, che percorrono la “Ring Road”, un anello d’asfalto che si snoda lungo il perimetro dell’isola.

La route che abbiamo disegnato transita su alcune F-roads, strade sterrate che attraversano le Highlands islandesi, e presentano tra loro fondi molto diversi, dal gravel molto compatto alla sabbia vulcanica, dal terreno fangoso a quello roccioso e molto ostico. Ciò ha influito molto sulla scelta della bici, così come il fatto di voler pedalare su tutti i terreni incontrati.

Abbiamo quindi optato per le fatbike, due Salsa Mukluk con telaio e cerchi in carbonio. Sapevamo che gli islandesi utilizzano dei fuoristrada modificati, rialzati, con gomme enormi e dotati di sistemi pneumatici per regolarne la pressione direttamente dalla plancia dell’auto. Questo permette di adattare la pressione a seconda delle necessità: pressione alta e maggiore scorrevolezza sui fondi compatti, pressione bassa e maggior grip per quelli sabbiosi, con rocce e per gli attraversamenti dei fiumi. Abbiamo cercato di applicare la stessa filosofia alle bici.

Le Fat Bike ci hanno permesso di pedalare agevolmente sulla sabbia, smorzare le asperità delle zone più tortuose. A volte non si considera che il “comfort” assicurato dai pneumatici con sezioni maggiorate, non è da tradursi come “comodità in sella” quanto a risparmio di energie a favore della pedalata. Non è una cosa da poco considerando anche il peso complessivo della bici. L’altro vantaggio è stato quello di essere riusciti a superare la maggior parte dei guadi rimanendo in sella, nonostante il fondo dei fiumi fosse costituito da rocce smosse.

Cosa vi ha portato a scegliere l’Islanda come meta?

L’Islanda ci ha sempre attirato, ma è sempre mancato quel qualcosa che ci facesse dire “ok, si va!”. Le foto e i video provenienti dall’Islanda ci avevano hanno sempre incuriosito, ma forse questa “sovraesposizione mediatica” ce l’aveva resa poco appetibile. Serviva qualcosa che ci stimolasse maggiormente. La scintilla è scoccata quando eravamo sull’aereo di ritorno dalla Patagonia: la traversata Nord-Sud dell’isola lungo l’unico tratto emerso della dorsale Medio-Atlantica.

Come avete composto la traccia da casa?

Per comporre la traccia utilizziamo sempre un supporto analogico e uno digitale: una mappa cartacea e Google Earth. La mappa dell’Islanda ci è servita per individuare una rotta di massima, mentre con Google Earth siamo entrati nel dettaglio, cercando vie che sulla mappa non erano indicate, soprattutto nella zona nord. Google Earth è uno strumento incredibile che permette di scendere nel dettaglio, riuscendo a cogliere alcuni importanti dettagli utili alla definizione della route.

Quanto del viaggio finale era stato programmato da casa e quanto avete deviato dalla traccia che avevate in mente?

Siamo riusciti a percorrere per intero la route che avevamo tracciato, non ci sono stati imprevisti ne’ problemi meccanici ai mezzi e al materiale. Nessuna deviazione quindi, ma rallentamenti dovuti alle condizioni avverse, che comunque bisogna prevedere se si decide di attraversare le Highlands. Ad esempio, una tempesta, che sarebbe riduttivo definire brutale, ci ha costretti a spingere le bici e ad un trekking forzato per 30 km. Alcune raffiche di vento erano così violente da sollevare perfino le bici. Per “sollevare” intendo che nonostante le Mukluk fossero a pieno carico, entrambe le ruote venivano staccate da terra e a stento riuscivamo a trattenerle. Brutale!

Se-up borse, avevate qualcosa di nuovo che in genere non utilizzate?

Per la traversata dell’Islanda abbiamo utilizzato un set-up diciamo misto. All’anteriore e nella parte centrale la bici aveva le classiche bags da bikepacking che usiamo di solito, mentre al posteriore abbiamo montato un rack con due pannier e una sacca stagna ancorata con le straps nella parte superiore. Le borse laterali si sono rese necessarie per trasportare i viveri necessari per 10 giorni, visto l’impossibilità di fare rifornimento lungo i 554 km: colazione e cena in busta (cibo disidratato), tortillas, insaccati e formaggio per pranzo, tutto rigorosamente portato dall’Italia.

Cosa avete utilizzato per fare video e foto?

In Islanda abbiamo utilizzato due Sony RX10, una mark2 con ottica 24-20mm e una mark3 con 24-600mm, tenute nelle sacche stagne con T-zip di Revelate Designs. Sono fotocamere polivalenti che si prestano bene alla nostre necessità: relativamente leggere, robuste, tropicalizzate, permettono di fare ottime foto, video e anche il super slowmotion. 11 batterie per ogni macchina, 2 GoPro con 6 batterie ognuna, con attacchi dedicati per telaio e forcella, e un cavalletto in carbonio a completare il kit.

C’è qualcosa che vi ha sorpreso o deluso particolarmente?

Quello che abbiamo visto nelle zone più remote e selvagge ha dell’incredibile. Lontano da tutto e da tutti, si riesce ad assaporare il senso di solitudine, in un ambiente privo di alberi, di vegetazione, di colori, dove prevalgono le tonalità di grigio e il nero. Una sensazione difficile da descrivere, ma pensate che all’improvviso vi vengano a mancare quei punti di riferimento che vi hanno accompagnato dalla nascita e essere proiettati in un ambiente che sembra non appartenere a questo pianeta. Ecco, per quanto tu possa essere pronto al “nulla”, quando sei lì in prima persona, ne rimani comunque sorpreso e al tempo stesso affascinato.

È possibile percorrere la traversata in altre stagioni?

Noi siamo stati a fine agosto, quando la “stagione buona” volgeva ormai al termine. Luglio dal punto di vista delle temperature e delle precipitazioni è sicuramente il mese migliore, ma i guadi risultano essere più difficili da superare e c’è anche il rischio di incorrere in vere e proprie inondazioni. Noi avremo avuto 2 ore di sole in totale durante i 9 giorni della traversata, mentre la pioggia è stata una costante.

Andare in Islanda a fine agosto o inizio settembre significa trovare poca gente e questo può essere un altro aspetto positivo… dipende dal tipo di esperienza che si cerca. L’estate quindi è l’unico periodo per poter attraversare in bici le Highlands, mentre d’inverno, o meglio alla prima nevicata, le F-Roads vengono chiuse e non è permesso l’accesso se non attraverso gli speciali fuoristrada che permettono di avanzare anche sulla neve.

Come avete organizzato la divisione in tappe?

Siamo partiti dal presupposto di percorrere 50-55 km al giorno, considerando la pause foto e per filmare. Non abbiamo stabilito dove avremmo posizionato i campi per la notte. La libertà del bikepacking è anche quella e di volta in volta, a seconda del caso, abbiamo posizionato la tenda nei posti che più ritenevamo opportuni. Ci sono stati giorni in cui abbiamo fatto 90 km, altri soltanto 30. Bisogna tener presente anche le condizioni meteo estreme dell’isola. Queste possono costringerti a forti rallentamenti o addirittura a stop forzati anche di molte ore, cosa che poi si è puntualmente verificata.

” L’Islanda merita di essere visitata, ma le Highlands meritano di essere vissute, in bici o a piedi, scegliete voi! “

Per avere maggiori informazioni sull’itinerario visita il sito di Montanus “The Wild Side”
Per rivedere il video clicca qui

 

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